NTC 2018: corso con Ghersi al Punto Flaccovio

NTC 2018: corso con Ghersi al Punto Flaccovio

Le Nuove Norme Tecniche 2018 sono entrate ufficialmente in vigore il 22 marzo e dietro all’impianto normativo in questione c’è una precisa strategia: realizzare strutture con caratteristiche ben definite.

Questo documento, il testo contemplato nelle NTC che rende le norme italiane ancor più concordanti con quelle europee, non stravolge le impostazioni cui siamo abituati. Esso però modifica alcuni coefficienti ed alcune richieste, in maniera particolarmente penalizzante per chi progetta in classe di duttilità B, e può avere quindi importanti ricadute sulle scelte di chi progetta nuove strutture.

Di sicuro interesse, sono alcune modifiche introdotte relative alla verifica degli edifici esistenti. Degna di nota, riflessione e attenta analisi è anche l’introduzione di una definizione di classi di rischio sismico, di un anno antecedente alla nuova normativa, che mette in evidenza nuovi concetti con ricadute sulle scelte del professionista.

NTC 2018: VERIFICA DEGLI EDIFICI ESISTENTI

Il tema degli interventi sugli edifici esistenti è cruciale e comporta un approfondimento soprattutto ai fini dei nuovi incentivi fiscali previsti dal Governo per migliorarne la sicurezza (Sismabonus) nella Legge di Stabilità.

Bisogna analizzare innanzitutto il rapporto costi-benefici, ed è per questo che il tema del Sismabonus rappresenta un argomento centrale e di rilievo assoluto.

Le nuove NTC 2018 prevedono che il livello di sicurezza della costruzione sia quantificato attraverso il coefficiente zE che rappresenta il rapporto tra lʹazione sismica massima sopportabile dalla struttura e l’azione sismica massima che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione.

Lʹentità delle altre azioni contemporaneamente presenti è generalmente la stessa assunta per le nuove costruzioni.

Il Capitolo 8 delle NTC 2018 ha introdotto importanti novità relative agli edifici esistenti, con un cambiamento di rotta rispetto al passato, mutando per così dire la filosofia adottata fino ad oggi: si è passati dalla “sicurezza” alla “riduzione del rischio sismico”.

Nella norma si legge l’apertura al miglioramento e ancor di più al rafforzamento locale per eliminare collassi locali: la finalità che si vuole perseguire è intervenire sul maggior numero di edifici possibili riducendo il più possibile il rischio di tutti, in luogo del mero miglioramento della sicurezza di pochi, come avverrebbe se si adeguasse anziché migliorare.

Anticipazioni, queste ultime, già avvenute con la legge sul Sismabonus, che ha orientato i provvedimenti sulle costruzioni dei privati, verso una sostanziale “riduzione del rischio”, per l’appunto, attraverso l’attuazione a livello pratico di interventi, anche di moderata entità, piuttosto che verso la “sicurezza” decisamente più costosa per mezzo di interventi di adeguamento.

La riduzione del rischio può dirsi collocabile sullo stesso piano di interventi di messa in sicurezza?

Ciò comporta una riflessione attenta sulla conseguente responsabilità.

In passato, dopo un terremoto morivano tantissime persone e il livello di attenzione verso la vita umana non era lo stesso di quello che oggi, fortunatamente, rappresenta invece un aspetto centrale e collettivamente condiviso.

Al primo posto va sempre messa la sicurezza, ed è questa la tendenza anche sul piano processuale che ha condotto i giudici a pronunce in linea con questo incontrovertibile principio.

Pensiamo alla Sentenza della Corte di Cassazione del 2009, in seguito al drammatico crollo dell’Aquila: ““L’inesistenza di fondi sufficienti ed i vincoli di carattere culturale ed artistico non possono limitare gli obblighi di sicurezza …”

“Fermo resta l’obbligo di garantire, nelle more dell’intervento richiesto, un equivalente livello di sicurezza e, nel caso in cui ciò non sia possibile, di interrompere l’attività”.

È presto detto, quindi: l’analogia con il Sismabonus sembra iniziare (e finire!) nel momento in cui in quest’ultimo caso si richiedono interventi di miglioramento sismico ma non una vera e propria verifica di sicurezza.

Ecco il punto cruciale cui dobbiamo soffermarci, per riflettere e capire se si poteva fare di più: se lo spirito della norma voleva essere quello del Sismabonus (ridurre il rischio), sarebbe stato forse più corretto, per non dire opportuno, evitare la richiesta di dichiarare sicure costruzioni che non lo sono affatto.

NUOVE NORME TECNICHE: DAGLI EDIFICI ESISTENTI ALLA PROGETTAZIONE DI NUOVE STRUTTURE

Sulle tematiche appena affrontate e sulla comprensione delle novità per sfruttare e ottimizzare la progettazione di nuove strutture , il 3 maggio al Punto Flaccovio, il professore Aurelio Ghersi terrà un interessante corso di aggiornamento e formazione focalizzandosi su quanto affrontato anche nella nuovissima edizione del libro “Edifici antisismici in cemento armato”, che sarà incluso nel prezzo del corso a tutti gli iscritti.

L’evento ha una durata di 4 ore, è organizzato in collaborazione con APICE Srl, e come da regolamento CNI sulla formazione obbligatoria, gli ingegneri che, dopo aver frequentato con una percentuale di presenza superiore al 90% supereranno un test finale sull’apprendimento, avranno diritto al riconoscimento di 4 Crediti Formativi Professionali. Il numero massimo di partecipanti ammessi è pari a 80.

A ciascun partecipante al corso saranno messe a disposizione in formato pdf le presentazioni utilizzate dal docente nello svolgimento del corso.

La partecipazione permette di conseguire  4 CFP Crediti Formativi Professionali per Ingegneri ed è fondamentale procedere alla prenotazione del proprio posto cliccando qui .

Norme tecniche per le costruzioni 2018: quali effetti sul progetto e verifica di edifici in cemento armato?

Scopriamolo insieme, ti aspettiamo il 3 maggio, dalle 9.00 alle 13.00, al Punto Flaccovio in V. Federico Garcia Lorca, Palermo!

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